martedì 4 novembre 2014

Manet e la modella con il gatto nero




Edouard Manet. Olympia. 1863.Olio su tela. cm. 130,5X190. Parigi, Museo D'Orsay

Una donna nuda sdraiata su un letto: uno dei soggetti classici della storia della pittura. Ma Manet provoca un grande scandalo con Olympia al salone del 1865: questa donna impudica che guarda lo spettatore negli occhi non corrisponde a nessuno dei canoni classici dell'epoca. Quando presento Olympia ai miei studenti inizio sempre con queste parole: ma loro senza aspettare il loro turno si affrettano a farmi notare che c'è un gatto nero .................... come se non lo sapessi!!! E' per questo motivo che ho voluto intitolare questo post la modella con il gatto nero ..... e come vi ho detto la donna è Victorine Meurent ritratta già due anni prima dallo stesso Manet in Colazione sull'erba








Victorine è una donna vera con i suoi difetti come la sproporzione dei piedi e del busto: si tratta di una donna reale adornata da due pendenti alle orecchie, un laccetto di velluto al collo con perla, un nastro rosa tra i capelli e dal bracciale in oro ed impreziosita dallo scialle di seta su cui è appoggiata con le sue ciabattine di seta gialla ai piedi. Ricordiamo che all’epoca il nudo era accettato nelle evocazioni dell’antichità, ma era considerato inaccettabile nelle scene di vita quotidiana moderna. Il quadro di Manet è realizzato con la stessa tecnica del contrasto cromatico e luministico, qui usato quasi con intento dimostrativo. La testa della serva e il gattino ai piedi della donna scompaiono quasi nella oscurità dello sfondo. Il bianco delle lenzuola viene rilevato con sovrapposizioni di pennellate grigie, mentre il corpo nudo della donna si presenta di un bianco uniforme, la cui piattezza è però compensata dalla ben calibrata posizione degli arti. È un esercizio di virtuosismo stilistico, in cui le piccole macchie di colore rosso e verde danno il punto di saturazione del tono luminoso in bilico tra il bianco-luce e il nero-oscurità. Di particolare interesse il mazzo di fiori che probabilmente inviato da un cliente viene dipinto da Manet con veloci pennellate che solo ad una certa distanza dal dipinto si ricompongono nel nostro occhio.




Edouard Manet. La colazione sull'erba. 1863. Olio su tela. cm. 208X267. Parigi, Museo D'Orsay 

Due anni prima Manet aveva dipinto la Colazione sull'erba originariamente intitolata Il Bagno. Il quadro di Edouard Manet venne presentato al Salon del 1863. La giuria lo rifiutò. Proprio quell’anno gli artisti rifiutati al Salon furono ben 300. Napoleone III, per contenere le loro proteste, fece aprire un altro salone: il Salon dés Refusée. In esso venne esposto anche «La colazione sull’erba» di Manet. Ma, anche qui, le accoglienze del pubblico e della critica furono negative.Il quadro scandalizzava sia per il soggetto, sia per lo stile. In esso vi sono raffigurati, in primo piano, una donna completamente nuda, la stessa Victorine, che conversa con due uomini completamente vestiti, il fratello del pittore e lo scultore olandese Leenhoff. In secondo piano, una seconda donna che si sta bagnando in uno stagno: è la stessa Victorine dipinta per ben due volte. Non è il nudo della donna a scandalizzare, ma la sua rappresentazione troppo realistica in una situazione apparentemente quotidiana ma decisamente insolita. Ciò che in sostanza urta è che la nudità della donna rende volgare una conversazione tra normali borghesi. Il soggetto è solo un pretesto per evidenziare la modernità della sua pittura rispetto a quella del passato. Il contenuto del quadro di Manet è solo la novità tecnica della sua pittura. Ma ciò determinò un ulteriore sconcerto da parte del pubblico e della critica. La tecnica pittorica di Manet apparve decisamente poco elaborata e quasi rozza rispetto ai canoni della pittura accademica di quegli anni.

L'ultimo dipinto analizzato è il mio preferito: Il bar delle Folies Bergeres

Edouard Manet. Il bar delle Folies-Bergére. 1881-82. Olio su tela. cm.96X130. Londra, Courtauld Institute of Art 

In questa che è l’ultima opera importante realizzata de Manet, assistiamo ad una adesione piena allo stile impressionista, stile che il pittore aveva contribuito a far nascere, ma dal quale aveva sempre mantenuto le distanze. Il soggetto raffigura l’interno del bar delle Folies-Bergère, locale alla moda di Parigi. Lo spazio di rappresentazione è molto ristretto, comprendente appena il piano del bancone, e lo spazio retrostante in cui è raffigurata la cameriera Suzon, personaggio reale che Manet rappresenta con lo sguardo fisso e annoiato. L’effetto di grande spazialità è dato dal grande specchio sulla parete di fronte nel quale si riflette lo spazio dilatato del locale. Manet si concede ulteriori libertà di rappresentazione, venendo meno per la prima volta alla unicità del punto di vista. Nel riflesso dello specchio vediamo infatti a destra, molto decentrati, il riflesso della donna di spalle e il riflesso di un uomo che le sta di fronte. Questa visione non è possibile dal punto di vista frontale, e ci attesta come Manet, nei suoi ultimi quadri è ormai al superamento definitivo delle leggi della prospettiva, superamento che negli anni successivi sarà anche sperimentazione di Cezanne. Questo quadro racchiude tutti gli elementi caratteristici della pittura di Manet: la natura morta, l’ambientazione contemporanea e la rappresentazione frontale.
I colori sono vivaci e luminosi, e le pennellate rapide riescono a rappresentare in modo realistico ed esauriente la folla e l’intera ambientazione.

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