Alighiero Boetti: è una questione di formati!!!!






Nel mese di luglio ho visitato a Venezia la mostra Alighiero Boetti: Minimum/Maximum:articolata in dieci sezioni, per un totale di più di 20 opere, l' esposizione ha come protagonista il confronto tra il "formato minimo" e "massimo" di tutti i principali cicli di opere attraverso i quali si è articolata l’ attività dell’ artista torinese tra il 1967 e il 1994. Sono esposti per la prima volta a confronto la più grande e la più piccola «Mappa» (1972-1994), il più grande e il più piccolo «Tutto» (1986-94), il più grande e il più piccolo «Lavoro Postale» (1973-76), la più grande e la più piccola opera del ciclo «Copertine» (1984): scopo di tale scelta è evidenziare come nella ricerca di Boetti è fondamentale la costruzione di un concetto indipendentemente dalla tecnica, dalla dimensione e dalla spettacolarità dell'opera. Dalla fine degli anni '60 Boetti infatti unisce agli elementi tradizionali del linguaggio artistico fatto di segni e colori, forme conosciute o riconoscibili puntando sul principio della comunicazione dell'immagine: unica licenza il ritorno alle tecniche preindustriali e l'importanza dell'anonimato, assegnando il compito di eseguire gli arazzi a tessitrici anonime che eseguivano grandi mappe politiche in Afghanistan. Tutto, “zibaldone dei temi e delle immagini di Boetti” introduce l’importante tema della realizzazione differita dell’opera d’arte, del viaggio e del nomadismo dell’arte, a sua volta collegato alla variabile tempo. Elemento ben evidente, come riportato nel catalogo dal curatore della mostra, nei ricami, che una volta iniziati dai collaboratori a Roma, venivano spediti a Kabul, poi a Peshawar in Pakistan a seguito dell’invasione Sovietica dell’Afghanistan nel 1979, dove le ricamatrici delle famiglie di rifugiati afghani li realizzavano con l’accostamento dei colori da loro scelto, seguendo le regole del gioco dettate da Boetti, per poi tornare a Roma dove l’artista le vedeva finite per la prima volta.








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