Milano. I capolavori di Picasso

 



“Per disegnare devi chiudere gli occhi e cantare”
Picasso


Essendo a Milano, ho approfittato per andare a Palazzo Reale a vedere l'esposizione dedicata a Picasso e curata da Anne Baldassarri, direttrice del Museo Nazionale Picasso di Parigi. Sono esposte oltre 200 opere di Picasso quelle che l’artista conservò per sé e che, dopo la sua morte, divennero proprietà dello Stato francese. La mostra è stata pubblicizzata come un grande evento, riproposto a Milano per la terza volta, e si apre a quasi 60 anni da quella memorabile del 1953, in cui Picasso stesso accettò di prestare alla sola Milano un'icona come Guernica solo e soltanto se fosse stata esposta nella Sala delle Cariatidi devastata dalla guerra. 






Nella mostra attuale il visitatore è accolto all'ingresso della Sala delle Cariatidi da Massacro di Corea e da una proiezione di Guernica in divenire nelle sue fasi compositive. Dipinti e sculture esposti cronologicamente sono immersi nelle tinte grigio scuro delle sale: un’installazione-corridoio con aforismi picassiani alle pareti percorre la Sala delle Cariatidi: un allestimento semplice e per certi versi discutibile, forse troppo poco curato. Ciò che mi ha sempre affascinato di Picasso è la capacità di mostrare un oggetto a 360 gradi su una tela bidimensionale senza inganno alcuno: raccontarlo di fronte, di fianco e dietro simultaneamente, scomporlo, aprirlo, avere la capacità di entrarci dentro. Quando si entra nella sala dedicata alla fase etichettata come classica di Palazzo Reale si  è colti di sorpresa dal Ritratto di Olga in poltrona: invece del potente stile che l'artista aveva sviluppato negli anni precedenti la Prima guerra mondiale - prima il Cubismo analitico, poi il collage e infine il Cubismo sintetico - il visitatore si trova di fronte ad uno stile antimodernista. 


                                                  




L’opera raffigura sua moglie Olga, ballerina russa che sposerà nel 1918. Picasso le scatta una foto e proietta l’immagine sulla tela e segna i riferimenti e poi lavorarla. L'artista ritrae la moglie con la pelle di porcellana, gli occhi neri, bellissima, ma ha degli accorgimenti: lascia il fondo grezzo, di modo che non ci sia profondità, taglia la poltrona e i piedi e smussa l’angolo del braccio e della gamba per non creare la prospettiva. Perché questo è il suo modo di guardare Olga: colpisce  la resa decisamente bidimensionale e l'incompiutezza del ritratto; della ballerina Picasso sembra voler cogliere il pensiero distaccato, ed è forse questo il motivo per cui preferisce dettagliare solo alcune parti del dipinto.C'è chi ha voluto vedere nella svolta antimodernista di Picasso un principio semplice: se il collage può incollare scatole di fiammiferi, carta da parati e giornali perchè non può essere esteso anche all'uso di stili diversi? Secondo altri l'utilizzo del linguaggio figurativo è da ricondurre alla reazione diffusa del dopoguerra: la volontà di far rivivere i temi e i generi dell'arte classica.




         



Picasso in un intervista del 1917 ad una domanda postagli sul perchè dipingeva contemporaneamente in due stili opposti - cubista e neoclassico - semplicemente ribattè:


"Non vede? I risultati sono uguali!"










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