Celebrare il Giorno della Memoria per non dimenticare. 27 gennaio1945 - 27 gennaio 2016

Il 27 gennaio ricorre il Giorno della Memoria. Un'occasione per commemorare tutte le vittime della Shoah e per non dimenticare l'orrore delle stragi e delle leggi razziali. Sono passati 71 anni da quel giorno del 1945 in cui i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz si aprirono per mostrare al mondo gli orrori dell'Olocausto. Stamattina ho proposto ai miei alunni un opera di Menashe Kadishman, “Foglie cadute” installazione dell’artista israeliano che ha ricoperto il pavimento del Jüdisches Museum di Berlino con più di 10.000 dischi in ferro che riproducono in modo minimalista le vittime innocenti della shoah e della violenza. I visitatori sono invitati a camminare sui volti e ad ascoltare il fragore prodotto dalle lastre di metallo che sbattono l’una contro l’altra.



I ragazzi sono rimasti molto colpiti dal video che immerge nell’edificio, costruito dall’architetto Daniel Libenskind, dove il disegno, la forma, lo stile e gli interni sembrano essere una metafora della tragedia che milioni di ebrei hanno subito durante l’Olocausto. Visto dall’alto l’edificio ha la forma di un fulmine, spesso interpretato come una stella di Davide spezzata, e la sua minimale costruzione, con le sue pareti di acciaio, è carica di simbolismo.
Abbiamo anche analizzato alcune opere esposte al Deutsches Historische Museum di Berlino: si tratta di più di cento opere d'arte realizzate da donne e uomini imprigionati nei campi di concentramento, relegati nei ghetti o sfruttati nei campi di lavoro in mostra . "Dietro queste opere si nascondono tanti destini", ha detto il presidente del museo Alexander Koch, "persone, nomi che sono dimenticati". I quadri, realizzati tra il 1939 e il 1945, sono parte della collezione del memoriale della Shoah Yad Vashem. Molti degli artisti non sono sopravvissuti ai campi di concentramento. Gli schizzi e i quadri documentano la brutalità della vita nei lager, ritraggono i volti dei prigionieri o rappresentano scene immaginarie come panorami sul mare, un sogno di fuga dalla violenza nazista di quegli anni. 

Felix Nussbaum. "The Refugee, Brussels, 1939"

Vorrei concludere con una frase ... una delle tante che si trovano in rete ma che trovo particolarmente rappresentativa di questo giorno:

“Credo nel sole anche quando non splende; credo nell’amore anche quando non lo sento, credo in Dio, anche quando tace.”


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